mercoledì 28 ottobre 2009

Prossimi appuntamenti

Qualche tappa in giro per l'Italia


Giovedì 5 novembre
: Feltrinelli Bologna, Piazza Galvani, ore 18. Presentazione di C'era una volta il Muro. Modera l'incontro Francesca Mazzucato. Reading di Daniela Micioni.
Sabato 7 novembre
: Roma, reading di C'era una volta il Muro presso l’Oblomov (Pigneto), ore 19
Lunedì 9 novembre: Apertura mostra fotografica C'era una volta il Muro, presso la Feltrinelli Perugia, corso Vannucci 78/82.
Martedì 10 novembre:
Calcinaia (Pisa), ore 22.30. Presentazione di C'era una volta il Muro. Incontro organizzato dal Comune di Calcinaia. Dopo la proiezione di “Goodbye Lenin”, Mario Bernardi Guardi incontra l'autore.
Giovedì 12 novembre
: Presentazione C'era una volta il Muro presso la Feltrinelli di Perugia, corso Vannucci 78/82, ore 18. Lorenzo Medici (Scienze Politiche, Università Perugia) introduce l'autore. L'evento avviene nell'ambito della rassegna Umbrialibri.
Lunedì 16 novembre: Torino, presentazione di C'era una volta il Muro. Libreria La Torre di Abele, ore 18. Intervengono Manuela Mareso e l'autore.
Martedì 17 novembre
: Firenze, libreria La Cité, Borgo San Frediano, ore 19 e 30. Reading di C'era una volta il Muro.
Domenica 22 novembre: Sala Pintor (http://www.salapintor.altervista.org/salapintor/home.html), Roma. Reading/rappresentazione, in collaborazione con il gruppo teatrale "Fools".
Sabato 28 novembre: Padova, libreria Effetti Personali, ore 18. Presentazione di C'era una volta il Muro.
Martedì 2 febbraio: Reggio Emilia, caffè letterario Il Paguro. Presentazione di C'era una volta il Muro.

mercoledì 30 settembre 2009

Pronti, via

C'era una volta il Muro è finalmente pronto per l'avventura nelle librerie. A partire dal 22 ottobre
















Ricapitolando: il libro si struttura in due parti. La prima tedesco-polacca, la seconda ceco-slovacco-ungherese. Entrambe rispettano fedelmente tempi e tappe dei due viaggi che ho compiuto "oltre cortina" a settembre e novembre 2008. Sono scritte, come dire, in "presa diretta".
Di seguito trovate l'elenco dei luoghi visitati, con i relativi link ai contenuti sviluppati in questo blog. L'elenco corrisponde anche all'ordine dei capitoli presenti nel volume.

PARTE 1

Berlino
Eisenhuttenstadt
Lipsia
Stettino
Danzica
Tra Danzica e Varsavia
Varsavia

PARTE 2

Bratislava

Wolfsthal
Komarno
Tra Bratislava e Praga
Praga
Sopron/Fertorakos
Budapest

venerdì 25 settembre 2009

Memento

Ultima tappa di questo viaggio: il Memento Park, alle porte di Budapest, lunga la strada che porta al lago Balaton. Si tratta di un museo all'aria aperta dove giacciono le statue che ai tempi del socialismo sostavano in città. Dopo l'89 le hanno portate tutte (o quasi) qui. Scelta giusta. Perché distruggerle avrebbe significato cancellare con un colpo di spugna la storia della capitale e compiere un'operazione brusca, in stile stalinista. Orsolya Madary, la responsabile comunicazione del Memento mi ha fatto fare una visita guidata, spiegandomi un po' di succosi aneddoti sui giganti di marmo del parco. Tipo che a ognuno, i budapestini, affibbiarono un soprannome. Un soprannome ironico, che sbeffeggiave le opere dei mastri scultori comunisti. Da pagina 265 a pagina 268 - le ultime tre - di C'era una volta il Muro. Qui sotto, alcuni scatti ai dinosauri del Memento. In alto a sinistra, invece, gli stivaloni di Stalin. Un pezzo da novanta della monumentalistica comunista ungherese (nel volume troverete qualcosa anche a proposito delle calzature di Baffone).


Nagy Imre

Il signore sopra il ponte, cappello in testa e sguardo rivolto al Parlamento ungherese, è Imre Nagy. Anzi, Nagy Imre. Gli ungheresi, come i cinesi, pronunciano infatti prima il cognome poi il nome. Fu, Nagy, l'uomo che pagò più di tutti - fu processato farsescamente e impiccato - l'insubordinazione magiara nei confronti di Mosca nel 1956. Anno, questo, della rivoluzione ungherese, stroncata dall'Armata rossa.
Più di mezzo secolo è passato da quegli avvenimenti, ma la memoria degli ungheresi è legata profondamente a quell'anno terribile. Commemorato coi dovuti crismi e con devozione particolare. Anche dagli eredi dei comunisti (che oggi sventolano il gonfalone del Partito socialista).
Il punto è che la rivoluzione del '56 rappresenta uno dei tratti distintivi dell'ungheresità. Ma fino all'89 le cose andarono in un'altra maniera. Janos Kadar, l'uomo che sostituì Nagy dopo la rivoluzione (prima lo appoggiò, poi lo tradì), tumulò infatti il dibattito sull'insurrezione e impose sull'argomento il silenzio assoluto, spacciando il '56 come una rivolta allestita e orchestrata dalle forze della reazione.
Adesso non è più così. Da tempo - dall'89 - il '56 è percepito per quello che è stato: una rivoluzione patriottica di popolo. Nel libro se ne parla. Se ne parla eccome. Se ne parla molto.
Di seguito, così da afferrare il tema, trovate un paio di interviste da me realizzate. Come al solito per Europa. La prima è allo studioso Janos Rainer, la seconda al giornalista Janos Betlen.

giovedì 24 settembre 2009

Picnic

A pochi chilometri da Sopron c'è Fertorakos, villaggio di tre case che sorge sull'ultimo lembo di puszta magiara. Di là, oltre il confine c'è l'Austria. Nell'agosto del 1989, proprio qui, lungo la linea di confine, all'epoca crinale tra Est e Ovest, alcuni cittadini della Ddr, in vacanza in Ungheria, oltrepassarono il limes e ripararono in Austria, riuscendo finalmente a lasciare la loro patria socialista, a uscire insomma di gabbia.
Ciò accadde durante il celebre picnic paneuropeo, organizzato da ungheresi e austriaci allo scopo di celebrare l'imminente apertura delle frontiere e la fine della militarizzazione dei confini, tipica della Guerra fredda. Il picnic è considerato uno degli eventi cardine dell'89 e uno dei momenti che sancirono la fine del blocco sovietico e il crollo del Muro di Berlino. Come andarono le cose e perché il picnic fu così importante lo poteve vedere qui, qui e infine qui. Sotto, invece, trovate qualche mio scatto realizzato proprio nel punto in cui i tedeschi dell'Est oltrepassarono la frontiera.










Dentisti magiari

A Sopron, subito dopo la frontiera ungherese. Saltano agli occhi le dozzine di cartelli, manifesti, insegne e targhe che reclamizzano ambulatori odontoiatrici.
E' che i dentisti ungheresi sono rinomati. Costano poco, lavorano benone, sanno farsi pubblicità sul web. Sempre più persone provenienti dal quadrante occidentale dell'Europa, così, arrivano in terra magiara e si affidano alle cure dei dentisti indigeni. Risparmiano parecchi quattrini, escono dagli ambulatori con dentiere luccicanti e si fanno pure un po' di vacanza in Ungheria. Il turismo della carie. L'Europa unita dai molari.

Non ci credete? Leggete la storia di questa signora di Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, andata in Ungheria - e proprio a Sopron - a rimettersi a posto i dentoni. L'ha riportata, qualche tempo fa, il Corriere della Sera.

To be printed

Finito l'editing, finito il controediting, finito il contro-controediting, C'era una volta il Muro s'incammina verso il capannone dello stampatore. Da qui, ripassando per la casa editrice, andrà poi nelle librerie il 21 ottobre. Infine, spero, sui vostri scaffali, sui vostri comodini, sulle vostre mensole.

Qui sotto il riepilogo dei quattordici capitoli, divisi in due parti

Germania e Polonia (settembre 2008)
Berlino - Eisenhuttenstadt - Lipsia - Stettino - Danzica - Tra Danzica e Varsavia - Varsavia

Slovacchia, Rep.Ceca e Ungheria (novembre 2008)
Bratislava - Wolfsthal - Komarno - Tra Bratislava e Praga - Praga - Sopron/Fertorakos - Budapest

L'itinerario (google maps)

mercoledì 23 settembre 2009

Intossicati

Al museo del comunismo di Praga, a dirla tutta un po' banale e superficiale, scopro comunque una storia interessante, legata all'inquinamento. Pare che dall'89 a oggi l'aspettativa di vita dei cechi sia aumentata di cinque anni, complice lo smaltimento di molte delle sostanze tossiche che i comunisti stoccarono nel sottosuolo boemo e moravo e con cui appestarono l'aria in nome del progresso industriale e scientifico. La Repubblica ceca, in alcune sue regioni, rimane nonostante la disinfestazione operata negli ultimi vent'anni, una pattumiera all'aria aperta. Qui, per esempio, potete leggere un articolo dell'Economist dedicato a questo tema.

Personaggi

Il bonzo Jan Palach, il drammaturgo-presidente Vaclav Havel, il poco raccomandabile capo dei comunisti Gustav Husak, il mistico rabbino Low, il letterato Miland Kundera, l'attuale presidente Vaclav Klaus, la guida della Primavera di Praga Alexander Dubcek e l'eccentrico musicista americano Frank Zappa. Tutta gente con cui ho avuto a che fare nel capitolo boemo del libro.

Ma è magica?

Sì, è chiamaramente magica. Praga. La città di Kafka, degli alchimisti ebraici, dei ponti sulla Vltava, dei palazzi gotici, delle architetture fantasiose, dell'arcana cattedrale di San Vito (nella foto a sinistra vedete un dettaglio) e del castello, del rabbino Low, del ghetto e del Golem, il pupazzone d'argilla. Percorro le vie della città boema e respiro un'aria mistica, rievocando, anche grazie a una preziosa guida - Praga magica, bellissimo libro di Angelo Maria Ripellino - gli splendori e le bizzarrie della capitale ceca. Ma chiacchierando con la mia amica Marketa Zidkova apro gli occhi su un'altra realtà. Quella di una città assediata dal turismo, accecata dai miti occidentali, omologata a certi modelli di sviluppo. Che di magico, oggi, ha molto meno che in passato. Dove la voglia di Occidente scoppiata dopo l'89, legittima e sacrosanta - dice Marketa - è diventata anche indigestione d'Occidente. Però, certo, un po' di magia questa città la sprigiona ancora. Io mi lascio ancora ammaliare.